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L'histoire en héritages

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L'histoire en héritages

Message par condorcet le Mer 31 Déc - 18:10

A l'injonction faite aux thuriféraires de la calculette et du plan comptable de répondre de son utilité, l'histoire (la science) ne sait que répondre. Par définition, elle traite de ce qui réunit ou sépare les êtres avec l'ambition quelque peu démesurée d'apporter un éclairage sur tout ce qui échappe aux dits-êtres mais qui, en définitive, les révèle.
C'est dire qu'à la question abrupte "A quoi sert l'histoire ?", il est tentant de répondre "A rien". Car ni l'histoire victimaire, ni l'histoire institutionnelle ne donnent de réponses définitives aux grandes questions que se pose l'homme. Pas de point final (ou point-barre selon un très laid néologisme informatisant) mais quelques percées qui, à la longue, "donne à voir", pour peu que l'on la prît pas seule, mais accompagnée de la longue cohorte des sciences humaines et sociales (Annales gratias), de la littérature, des sciences dites dures (sans doute pour les crocs des historiens, trop rares à avoir la fibre ""scientifique" au sens restreint du terme).

L'histoire s'accomplit ensuite et n'a de sens que partagée confusément ou explicitement par la Cité.
Un antipasto pour le réveillon m'a été suggéré par Télérama que j'ai un peu éreinté cette année :
- la consultation en ligne des archives publiques états-uniennes.
http://www.digitalvaults.org/#

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Re: L'histoire en héritages

Message par condorcet le Sam 3 Jan - 14:55

http://www.parutions.com/index.php?pid=1&rid=4&srid=95&ida=3746

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Re: L'histoire en héritages

Message par lorenzo di venezia le Ven 9 Jan - 1:12

venerdì 2 gennaio 2009
La Storia, questa sconosciuta

[Historia] Magistra vitae tradotta letteralmente, significa [la storia è] maestra di vita

e la troviamo in Cicerone (De Oratore), secondo il quale la Storia, con gli ammaestramenti del passato, insegna come regolarci per l’avvenire.

E poi vero? Se lo fosse, l’umanità avrebbe progredito in maniera ben diversa e non si sarebbero ripetuti molti errori.


Ma si sa, con i “se” non si fa la storia.


“La storia viene scritta dai vincitori” e questa è una verità. Prendiamo solo l’esempio dei romani e dei galli; Cesare con il suo “De bello gallico”, pieno di “magnis itineribus” ed addirittura di “magnis nocturnis diurnisque itineribus”, fa la cronaca delle sue vittorie e, quindi, scrive la storia delle legioni romane vincitrici. Cosa ci rimane dalla parte dei galli? I fumetti di Obelix?


Ed in America, chi ha scritto la storia? I siuox, gli apaches, i cheeroke e quant’altro delle nazioni indiane? No, la storia è stata scritta dai bianchi che hanno costretto i nativi nelle riserve indiane, lasciandoli alcolizzati e privi di dignità. Quanti sono i film che trattano di indiani buoni e coraggiosi? No, erano sempre cattivi, assetati di sangue e vigliacchi. Sappiamo che non fu così , ma vallo a raccontare agli americani ed a tutti coloro ai quali, con il cinema, è stato fatto il lavaggio del cervello.


Un altro esempio: andiamo nell’America del Sud, negli stati meridionali del Brasile. Qui, nell’ultimo quarto di secolo dell’800, arrivarono dei disperati, in gran parte veneti, letteralmente “morti di fame”, che emigravano dalle loro terre, o meglio dalle terre dei latifondisti, per poter avere una vita dignitosa. Ma dove venivano inviati (a loro i funzionari governativi brasiliani mostravano solo sulla carta il terreno affidato) trovavano foresta (“la mata” viene chiamata in “talian”) e gli abitanti originari di questa terra: gli indios. Questi, da sempre, avevano vissuto di caccia e dei prodotti che forniva la foresta. Quando arrivarono i coloni e iniziarono a deforestare ed a coltivare, gli indios videro sparire il loro ambiente e cercarono di nutrirsi con i prodotti che venivano coltivati; ma i coloni avevano le armi da fuoco, e non le cerbottane, e, trovando chi “rubava” nella “loro” proprietà, sparavano. Come se non bastasse, l’alcool e le nuove malattie importate dall’Europa fecero il resto.

Sono stato in quei posti e di persone con le caratteristiche somatiche degli abitanti originari se ne vedono pochissime.

Ma la storia , quella raccontata dai bianchi (veneti e bavaresi), dice solo che lì il paese prosperò per merito del loro lavoro, del loro duro lavoro. Questa, a dirla brevemente, mi pare proprio una “guerra fra poveri”!

Inoltre, al giorno d’oggi, qui da noi, troviamo chi esalta questa “epopea” paragonando i nostri migranti con quelli che, invece, arrivano e “sono solo capaci di delinquere”. I veneti, invece, solo lavoro e lavoro!


Tutto questo “sproloquio” sulla storia per arrivare ad un’altra affermazione: “Non si torna indietro nella storia”. Come si può proporre modelli antichi di governo con i tempi, specialmente quelli nostri, che cambiano velocemente e quello che andava bene ieri, o l’altro ieri, non può andare bene adesso. E qui mi riferisco a quattro fanatici che pretendono di restaurare la “Serenissima”; hanno formato un ”veneto serenissimo governo” e considerano eroi quelli che nel 1997 “occuparono”, usando un trattore travestito da “tank”, il campanile di San Marco.

Non si tratta neppure di veneziani e neppure di nobili patrizi nostalgici, ma di uomini della terraferma, di quei territori che la Serenissima, per secoli, ha sfruttato a solo beneficio della città di Venezia, chiamata pomposamente la “Dominante”.

Il governo era in mano a poche persone, circa un migliaio –sulla carta- ma, praticamente, a comandare erano in pochi, i più ricchi, che usavano comprare i voti dei nobili decaduti (barnabotti), cosa permessa, per avere la maggioranza. Era un’oligarchia: il popolo e la borghesia non avevano alcun potere effettivo. È pur vero che questo Stato promulgò leggi uguali per tutti e così non ci potevano essere soprusi da parte dei potenti verso i più deboli, usava dei magistrati che venivano votati, anche con sistemi farraginosi che non permettevano imbrogli, e che non restavano per molto in quell’incarico (gratuito), c’erano gli avvocati difensori d’ufficio, ed erano attuate forme di previdenza e di mutualità, non pubbliche, ma incoraggiate e regolamentate dallo Stato. Insomma, era uno Stato che, per allora, era all’avanguardia e che, in giro per il mondo, non ce n’erano di uguali.

Ma fu uno Stato che non seppe leggere i nuovi eventi, che non seppe modernizzarsi e, fatalmente, dopo mille anni, concluse la sua storia.

Riprendere oggi quella storia è assurdo!
http://sp1938.blogspot.com/2009/01/la-storia-questa-sconosciuta.html avec une traduction tres approximative

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Re: L'histoire en héritages

Message par alain le Ven 9 Jan - 10:04

Bref, on ne refait pas l'histoire non?
Le sujet du 01/00001/2009 sur ce blogcompléte mles réponses à ma question sur cette batterie Very Happy

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http://venise.mes.photos.free.fr/

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Re: L'histoire en héritages

Message par condorcet le Ven 9 Jan - 17:18

"L'histoire ne repasse pas les plats" (Louis-Ferdinand Céline).
Je le trouve bien définitif, ce commentaire, beaucoup trop.
Je suis en désaccord avec lui dès les premières phrases : "on ne fait pas l'histoire avec des "si" ", "l'histoire est celle des vainqueurs", "c'était une oligarchie : le peuple et la bourgeoisie n'avaient aucun pouvoir effectif à Venise". Autant d'affirmations assénées avant d'être démontrées, sans nuance aucune qui tablent sur une histoire universelle qui n'a que fort peu de rapport avec l'exercice du métier.

condorcet

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Re: L'histoire en héritages

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